Il Parlamento Europeo sta lavorando a una nuova direttiva per garantire tirocini di qualità, contrastando l’uso improprio di questi strumenti come forme di lavoro mascherato, privi di reale formazione.

Il problema in Italia

In Italia, dopo il 2022, mancano regole precise sui tirocini. Questo è grave, perché riguarda oltre 300.000 persone, in gran parte giovani. Oggi molti stage vengono offerti senza un piano formativo reale e con poche garanzie per chi li svolge.

Perché i giovani rifiutano gli stage

I giovani hanno capito che spesso i tirocini sono senza formazione non insegnano nulla e non portano a un lavoro. Inoltre, con meno ragazzi in età da lavoro, le aziende devono faticare di più a trovare personale, e gli stage poco retribuiti diventano meno attrattivi.

Cosa propone l’Europa?

La nuova proposta europea vuole trasformare i tirocini in contratti di lavoro brevi ma pagati. Questo però rischia di eliminare la parte formativa, trasformando lo stage in un mini-lavoro a basso costo.

Cosa si potrebbe fare in Italia?

Servono regole nuove e chiare. Alcune idee:

  • Creare un contratto di inserimento, come in passato con la legge Biagi.
  • Limitare i tirocini extra-curriculari senza legame con scuole o università.
  • Rafforzare il ruolo dei tutor aziendali.
  • Certificare la formazione svolta.
  • Coinvolgere i sindacati per garantire stage veri e utili.

Conclusione

I tirocini devono tornare a essere esperienze formative vere. Senza regole chiare, rischiano di diventare solo un modo per lavorare senza tutele. L’Italia ha bisogno di una riforma che metta al centro i giovani, la formazione e il futuro del lavoro.


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